mercoledì 6 giugno 2012

imbalsamatori e pietrificatori. paolo gorini

La Collezione anatomica “Paolo Gorini” di Lodi raccoglie i numerosi preparati umani prodotti dallo scienziato Paolo Gorini fra i primi anni Quaranta e i Settanta del secolo XIX. 



























sabato 12 maggio 2012

Séraphine de Senlis

La donna che sussurrava ai quadri

Natalia Aspesi
La Repubblica 11 ottobre 2010

Sotto l'occupazione nazista, in Francia, morirono di stenti e abbandono migliaia ricoverati negli ospe­dali psichiatrici: tra loro c'era Séraphìne Louìs, e un suo qua­dro fiammeggiante, "l'albero rosso", occupa la copertina di un vecchio saggio che indaga su quella tragedia. La pittrice muore, dimenticata nel mani­comio di Clermont, probabil­mente di fame, (anche Antonin Artaud, ricoverato altrove per sindrome paranoica, scrive lo stesso anno, «Ho fame...»} la sera dell' 11 dicembre 1942. Ha 78 anni, e nei dieci di interna­mento, non ha mai più dipinto: lei che desiderava una bella pietra tombale con la scritta «Qui riposa Séraphine che non ha rivali, aspettando la sua feli­ce Resurrezione», viene sepolta nella fossa comune. Quei suoi lunghi anni ancora oscuri di sofferenza e abbandono, con­cludono una vita di privazione ed esaltazione pittorica: ma il troppo è troppo, anche nel ra­mo genio e follia, umile serva - grande artista, e si tende quindi ad accennarne frettolosamen­te, concentrandosi sul lato Cendrillon, il tempo in cui que­sta donna solitaria e scontrosa, povera e stramba, di giorno sfregava i pavimenti delle case dei notabili di Senlis, e di notte, a lume della lampada a petro­lio, dipingeva forsennatamen­te; su tavolette di legno, sot­traendo l'olio dei lumini in chiesa, usando terre e sangue dì animali e frutti come colori, cantando lodi alla Madonna che le aveva ordinato di diven­tare artista, bevendo abbon­danti goccetti di vino.
Nel 2008, all'improvviso, Séraphine de Senlis, che si era da­ta il nome della nobile città me­dioevale non lontana da Parigi in cui viveva, esce dall'oblio: una mostra dei suoi quadri al museo Maillol di Parigi, due biografie, De la peinture à la fo­lie di Alain Vircondelet (da noi conosciuto soprattutto per una biografia di Giovanni Paolo II),e Sèraphine, la vita sognata di Séraphine de Senlis, della psi­canalista e artista Françoise Cloarec, che ha scritto anche di Camille Claudel, un'altra arti­sta, contemporanea di Sé­raphine, pure lei morta in ma­nicomio: e un film, Séraphine, di Martin Provost, 7 premi Cé­sar compreso quello alla sua protagonista, la geniale Yolan­de Moreau. Dopo due anni di dubbi, (un libro che parla di una pittrice a noi sconosciuta, un film su un avecchia via di te­sta e senza una storia d'amore?) in Italia finalmente si osa, e ar­rivano contemporaneamente il film di Provost (da122 ottobre) e il libro della Cloarec (Archin­to, pagine 182, euro 12, dal 27 ottobre).
Il film raccontala vita chiusa di questa donna semplice, nata contadina nel 1864, intrisa di fede, votata a lavare i panni nel­le acque gelide del fiume e a sgrassare le pentole degli altri, invisibile nelle case dei padroni , che si immerge nella gran­diosa natura come in un suo privato regno segreto. Quelle sue sensazioni, e quella sua fe­licità, e l'inespressa superbia, e la silenziosa follia, li riversa nel­le sue tavole: mai decorative, mai domestiche, mai graziose: non un volto, non un corpo, non un oggetto, non un paesag­gio, ma intrichi di fiori minac­ciosi, di frutti che paiono avere occhi nemici, di foglie che ser­peggiano annunciando peri­coli, di alberi che nascondono chissà quali atrocità. Allucina­zioni, tribolazioni, incubi, rive­lazioni. Provost vuole mante­nere speranza e bellezza e non allarmare lo spettatore, perciò termina il suo incantevole film prima che l'orrore travolga Sé­raphine. La donna è sì nell'o­spedale psichiatrico, ma in una linda cameretta, conce fosse in un sogno: le sbarre si aprono su un giardino sconfinato, lei lo percorre lentamente e si ferma, lontana, sotto un grande albe­ro, finalmente pacificata. Cloa­rec invece non teme di accom­pagnare il lettore oltre la soglia della follia, o di quella che co­munque fu ritenuta tale dai medici nel marzo del '32: «Af­fetta da psicosi cronica con ma­nie di grandezza; è un'artista pittrice; deve andare in Spagna per sposarsi con un ex capitano - Delirio di persecuzione: vele­no, topicida, un notaio vuole abusare di lei... Allucinazioni uditive: sente la voce della so­rella morta, di Dio e della Ma­donna... Da ricoverare».
In questa vita desolata, è en­trato da tempo un personaggio importante, il collezionista te­desco Wilhelm Uhde: ènato nel 1874, dieci anni dopo Seraphi­ne, vive a Parigi dal 1904. Di lui, interpretato da Ulrich Tukur, il film racconta soltanto l'incon­tro con la serva Séraphine, mentre il libro di Fran~oise Cloarec ricorda l'intensa av­ventura della sua vita. È per esempio il primo a comprare, nel 1905, un quadro dello sco­nosciuto Picasso, il piccolo nu­do di una donna dai capelli gial­li. Per pochi franchi compra Braque, Dufy, Derain, Vla­minck, Puy, Picasso gli fa un ri­tratto, organizza la prima mo­stra del Doganiere Rousseau. È omosessuale, ma nel 1908 spo­sa una geniale ragazza russa, Sonia Terka le nozze non vengo­no consumate e dopo un anno lei se ne va, diventando, col cognome del nuovo marito, pure lui pittore, Sonia Delaunay. Nel 1912 Uhde si rifugia a Senlis per scrivere, in una casa dove si muove silenziosa una domesti­ca che si chiama Séraphine. «Ignoravo.... che in quel luogo il cuore santificato di una serva sentiva la vocazione di resusci­tare il Sublime del Medio Evo e creare opere potenti impre­gnate di spirito gotico...». Fi­nalmente la serva ha trovato chi crede al suo talento di artista, ma con la guerra mondiale, la prima, il tedesco deve lasciare la Francia, e la sua ricca colle­zione di capolavori verrà confi­scata e dispersa. Uhde torna nel 1924 con la sorella Anne-Marie e il giovane amante pittore, Helmut Kolle: con il suo aiuto la strana silenziosa artista di pro­vincia sta diventando una cele­brità anche a Parigi. Séraphine è sempre stata povera, ignora­ta, ma c'erano le voci della Ma­donna e la meravigliosa natura a illuminare la sua invisibilità e sottomissione, a spingerla a di­pingere tutti quei doni segreti. Quando il mondo la scopre, e comincia a darle fama e dena­ro, le voci si attenuano, l'amata natura si offusca, e il suo fragile equilibrio si sfalda del tutto. Il dolore e la libertàl a spingevano a dipingere, il delirio e lo sbriga­tivo internamento spengono per sempre il suo talento.

lunedì 30 aprile 2012

mütter museum philadelphia

Museo di storia della della medicina, il Mütter Museum contiene collezioni di strumenti e apparecchiature, scheletri e crani, documenti. Il museo si è formato sul lascito (1858) della collezione del dottor Thomas Dent Mütter.

cannibali 1

Mari del sud, anni '20. Viene mostrata la fasciatura che determina la forma caratteristica della loro testa.

pigmei 2

Spedizione sul fiume Congo, 1929.

pigmei 1

In un filmato inglese degli anni '30 una tribù di pigmei costruisce un ponte sopra un fiume infestato da coccodrilli.